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ARTURO

SETTIMIO

FERRAZZETTA | VITA

Arturo Ferrazzetta nasce l’8 dicembre 1924 nella contrada Bernardi di Selva di Progno (VR) e fin da piccolo matura l’idea di farsi frate e missionario. Non ha ancora tredici anni quando, accompagnato dal papà, da una sorella e da una cugina, dopo sette ore di cammino raggiunge il Collegio serafico francescano di Chiampo (VI).

Nel 1943 Arturo indossa ufficialmente il saio francescano e inizia il periodo di noviziato prendendo il nome di “Settimio” per ricordare che era il settimo di dieci fratelli.

Nel 1948 emette la professione solenne e perpetua che lo lega all’Ordine dei Frati Minori Francescani e nel 1951 riceve l’ordinazione sacerdotale.

Il desiderio della missione non lo abbandona mai e, finalmente, dopo aver studiato il portoghese per sei mesi a Lisbona insieme a fr. Giuseppe Andreatta e fr. Epifanio Cardin, nel 1955 viene inviato con loro in Guinea-Bissau, uno dei più poveri stati dell’Africa, allora ancora colonia portoghese.

Con gli altri due frati inizia subito il suo servizio nel lebbrosario di Cumura, a una quindicina di chilometri da Bissau, dove incontra i più poveri tra i poveri che vivono abbandonati e nelle peggiori condizioni igienico sanitarie. Si impadronisce presto del criolo, la più diffusa lingua locale, che gli consente di avere rapporti immediati con la popolazione.

Il lavoro non manca perché si tratta di costruire dal nulla tutta la missione visto che i tre frati, non appena arrivati, risiedono a Bor, a metà strada tra Cumura e la capitale. Per loro viene costruita una piccola residenza vicina al lebbrosario e, nel giro di pochi anni, un nuovo lebbrosario che sostituisce le fatiscenti capanne trovate al loro arrivo. I frati un po’ alla volta vengono accettati e apprezzati da tutti i guineani, che prima si tenevano alla larga per paura di contaminarsi. L’assistenza ai malati e ai più miseri è il problema più urgente da affrontare e, pertanto, viene riservata la mattinata alla medicazione delle ferite, mentre nelle altre ore della giornata l’impegno è rivolto all’assistenza sociale e spirituale.

Fr. Settimio ha un profondo rispetto per i guineani e instaura un rapporto di reciproca stima con tutti. Vengono trattati da lui con la stessa attenzione, siano essi di fede animista (la maggior parte), musulmana o cristiana.

Arrivano altri frati e in seguito anche le suore e così altre missioni sorgono in Guinea-Bissau.

Durante i lunghi anni della guerra di indipendenza dal Portogallo, fr. Settimio è costretto a sfoderare tutto il buon senso e la prudenza di cui madre natura l’ha dotato per riuscire a mantenersi in equilibrio tra le autorità portoghesi e i “ribelli”. Il suo apporto non è marginale sia per l’annuncio del Vangelo della pace che per essere conosciuto e stimato grazie alla sua attività a favore dei più deboli.

Quando nel marzo del 1977 papa Paolo VI lo nomina primo vescovo del Paese, fr. Settimio è il primo a stupirsene tanto che pensa di non essere lui il destinatario della lettera recatagli dalla Nunziatura apostolica di Dakar. Alla fine, a malincuore e per obbedienza, accetta l’incarico ottenendo però di rinviare fino alla metà di maggio la comunicazione ufficiale perché vuole assolutamente portare a termine la costruzione di alcune casette per gli ex lebbrosi anziani rifiutati dalle loro famiglie.

Appena nominato vescovo mons. Settimio visita tutta la Guinea-Bissau per farsi un’idea esatta della situazione della sua diocesi, dopodiché si mette al lavoro per l’evangelizzazione del Paese e per lo sviluppo culturale, sociale e sanitario.

Anche da vescovo rimane sempre l’umile frate pronto ad aiutare i più poveri e i più bisognosi.

Nel 1998 scoppia una guerra civile e mons. Settimio inizia la sua opera di pacificazione facendo la spola tra la Giunta militare e il Presidente della Repubblica. Nonostante i suoi settantaquattro anni e una salute cagionevole attraversa più volte il fiume che divide i contendenti, con il rischio di scivolare nel fango delle rive melmose che in alcuni punti gli arriva fino alle ginocchia.

Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1999, dopo due giorni estenuanti di incontri con gli ambasciatori di diverse nazioni e dopo che il Presidente della Repubblica si rifiuta di incontrarlo, mons. Settimio muore colpito da infarto.

Il suo funerale programmato per il 3 febbraio, a causa dell’infuriare dei combattimenti ripresi con violenza il 31 gennaio, viene celebrato il 18 marzo.

I resti mortali di “un guineano nato per sbaglio in Italia” riposano tra la sua gente nella cattedrale di Bissau.

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